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Toyobaru: orgoglio e pregiudizio

8 gennaio 2018
di Davide Saporiti
Una delle auto più amate e criticate degli ultimi anni. Vende poco e non se ne capisce il motivo perché qui c’è la guida nella sua essenza
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    Toyobaru: orgoglio e pregiudizio

    Non mi metto mica ad annoiarvi con Jane Austen, state tranquilli. Mi han già fatto due palle così al liceo linguistico e io sono per non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Cito il famoso romanzo perché, quando penso alla BRZ/GT86, è la prima definizione che mi viene in mente; al di là delle lievi differenze fra la Toyota e la Subaru, è un’auto talmente valida e, allo stesso tempo, talmente contestata e sottovalutata che mi viene spontaneo chiedermi il motivo di questa vita così difficile per un’auto che avrebbe dovuto essere il punto di riferimento per l’appassionato della guida sportiva accessibile.

    Per semplificare le cose, la chiameremo "Toyobaru". E’ da quando è uscita che si parla di vendite scarse, insufficienti perché Subaru possa considerarne una versione STI. Ma non è così, almeno non negli Stati Uniti: Toyota (Scion) e Subaru dichiarano di aver venduto 18.000 unità la prima e 8.500 unità la seconda (dati 2015), il che rientra esattamente nelle previsioni, senza contare che i due modelli insieme hanno venduto perfino più della WRX.

    Nel resto del mondo, in Europa in particolare, le cose non vanno così bene. In Italia quante ne vedete in giro? I ruoli si stanno davvero invertendo al punto che stiamo perdendo di vista lo scopo per il quale le auto sportive sono state concepite? Cos’è che davvero cerchiamo in un’auto sportiva?

    Toyobaru: orgoglio e pregiudizio

    Il limite sei solo tu

    La Toyobaru rappresenta l'essenza della guida. Punto. Fornisce all'appassionato tutto ciò che serve per godere di ciò che desidera da un'auto, ma senza eccessi; è anche un pacchetto completo di accessori per i neofiti, concepito per le nuove leve. Lo scetticismo che io stesso nutrivo nei confronti di un motore dichiaratamente sottodimensionato rispetto alle potenzialità del telaio va diminuendo se considero la BRZ e la sorella GT86 non come portabandiera delle prestazioni pure, ma come rappresentanti del concetto di guida sportiva pura, dove la dinamica di marcia è più importante della potenza del motore, dove il limite è il guidatore stesso.

    Tutto questo, a un prezzo davvero invitante: cos’altro c’è sul mercato che possa reggere il paragone? La piccola Subaru si mimetizza perfettamente fra le auto relativamente economiche, grazie a una piccola cilindrata e ad una cavalleria oggigiorno tutto sommato comune, cosa che, in quest'epoca di caccia alle streghe, fa piuttosto comodo. Quando mi trovo al cospetto della Toyobaru traggo una sola conclusione: è l'auto che rappresenta il concetto di "nocciolo della questione".

    Viene subito al sodo. O sai guidare, o no. Non ci saranno 300cv e la trazione integrale a spararti a cannone fuori da quel tornante; non ci saranno pneumatici ultraperformanti ad aiutarti a stare in strada, ma gommine modeste che monta anche la Prius; non ci sarà un impianto frenante da F1 ad insegnarti la staccata al limite. Sei solo tu e lei, ad armi pari. In fondo, hai tutto: l’abitacolo è di impostazione molto sportiva, con una seduta davvero bassa e un volante praticamente verticale delle dimensioni corrette; i comandi sono pochi e disposti ordinatamente e in modo razionale; il cambio è perfetto, dall’escursione molto corta, dagli innesti secchi e precisi.

    Vuoi l’elettronica? Ma che te ne fai? Su auto ben più potenti ti toccherà alzare il piede dal gas per scaricare a terra correttamente la potenza erogata dal motore, ma a bordo della Toyobaru la potenza è esattamente quella che ti serve; puoi tenere giù il pedale dell'acceleratore e concentrarti unicamente sulle traiettorie, sulla distribuzione dei pesi, sulla frenata, il tutto senza il timore di trovarti a gestire un'improvvisa esplosione di cavalli.

    Poche balle: la verità è che la Toyobaru smaschera i cialtroni, i palloni gonfiati, quelli che rinunciano al piacere della guida vera per un pugno di lenticchie, ammaliati dal blasone e dai listini gonfiati, che non entrano nemmeno da Subaru o Toyota per paura di essere riconosciuti. “Se giapponese dev’essere, che sia come minimo una GT-R”. Ma dove?! Per farci che cosa? Per fare il ‘Ring in 7’,30”? E poi? 800km fino a là quando puoi andare a fare due traversi fatti bene sulla stradina di montagna, senza spendere una fortuna e godendo dieci volte di più? Piuttosto, ditemi che non vi piace, che è brutta, che potevano metterle il badge “STI” e un turbo nel cofano. Magari vi darò anche ragione. Ma non venitemi a raccontare che non ha senso d’esistere.

    Toyobaru: orgoglio e pregiudizio

    (foto: Davide Saporiti)

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