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In pista con la Seat Leon Cup Racer

5 dicembre 2014
In questo numero di EVO questa è la protagonista della rubrica Inside Motorsport. Intanto ecco un’anticipazione
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    In pista con la seat leon cup racer

    E’ bella. Punto. Questa è la prima impressione a vederla ferma nel box. Bella per la sua linea e per i suoi contenuti tecnici. La nuova Seat Cup Racer sposta in alto l’asticella delle prestazioni rispetto alla versione precedente di cui è degna erede. Nell’offerta da corsa del Costruttore spagnolo se la Ibiza Cupra Cup rappresenta l’entry level dei monomarca, con la Leon Cup Racer si accede ad un livello più competitivo. La Cup Racer oltre che bella è anche intelligente perché gli uomini di Seat Sport hanno ridotto al minimo l’uso di componenti racing (molto costosi) e, pescando nell’immenso magazzino ricambi e componenti del Gruppo VW ti hanno tirato fuori un oggetto di questa portata.

     

    Prima di tutto il 2 litri turbo è stato portato a 330 cavalli, questo bonus di potenza proviene per gentile concessione di un air box più grande, un turbo maggiorato, una ECU riprogrammata, uno scarico in acciaio e una pompa del carburante modificata. Anche le molle e gli ammortizzatori sono regolabili ma provengono da componenti di serie.

     

    Il tuo posto in abitacolo è in fondo, giusto a metà strada con la spalla a livello del montante centrale. Come tradizione impone nelle vetture turismo da corsa vere. La posizione di guida è molto facile da trovare anche se io, peccando un po’ di presunzione, mi sono fatto accomodare forse un po’ troppo basso. Quei tre centimetri di troppo che mi impedivano di vedere bene nella parte più guidata del tracciato.

     

    Come va in pista

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    Dinamicamente questa Leon Cup Racer rispetta tutte le promesse. Senza controllo di trazione ne ABS, con un asfalto bagnato qua e là, soprattutto nelle zone di frenata e percorrenza in appoggio, l’inizio doveva essere prudente. La servoassistenza elettrica risponde in relazione alla velocità ed è ottimamente regolato, con una risposta sempre pronta. Ci vuole qualche giro per abituarsi alla sua vivacità, con un posteriore che scivola e lo devi andare a prendere da tutte le parti a causa di pneumatici che non riescono ad entrare nella giusta temperatura. Appena il ritmo inizia ad alzarsi le pulsioni del motore si fanno più profonde e la Leon Cup Racer aumenta d’intensità. Percepisco che c’è una grande carica che aspetta di essere liberata e poca inerzia a resisterle. Il motore tira con una curva di coppia costante e corposa e tutta la vettura ha una eleganza e compattezza che ispira fiducia. Le risposte sono così rapide che non è necessaria sollecitarla e dopo un paio di giri mi sono trovato ad ammorbidire lo stile di guida perché la sensazione più evidente che ho avuto è quella di una vettura da corsa dal comportamento sempre prevedibile, anche al suo limite. E’ versatile, risponde con gentilezza e prevedibilità e questo ti consente di avere un approccio fresco e semplice. Non c’è bisogno di darsi troppo da fare e di stimolarla oltremodo perché sterza con velocità e accuratezza, frena decisa e con azione ben modulabile, ha una trazione precisa e il differenziale, comunque, non reagisce mai violentemente alleggerendoti troppo il posteriore. Il punto debole è nel cambio, la versione “base” si avvale del DSG di serie con comandi al volante rivisto nella gestione elettronica, più veloce, reattivo ma complessivamente non all’altezza dell’intero pacchetto che ha veramente poco da invidiare ad una macchina da WTCC. Allora basta un po’ adattarsi, non cercare la scalata di due marce in 50 metri ma frenare, scalare, entrare in curva. Tutto è comunque piuttosto veloce, certo considerando assetto e impostazione di guida, sembra strano non poter fare quelle adrenaliniche staccate al fulmicotone. Per quello c’è la versione Long Run con il sequenziale manuale. Allora sì. 

     

    © RIPRODUZIONE RISERVATA