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Un giro a Pergusa sulla Seat Leon Cup

6 agosto 2015
Non è quello che ha stabilito il tempo in griglia, ma è sufficiente per apprezzare la velocità della pista e la criticità delle varianti. Una pista dal dubbio amletico: se non le aggredisci non fai il tempo, ma se lo fai troppo (e male) non arrivi alla fine.
Un giro a Pergusa sulla Seat Leon Cup

Un giro a pergusa sulla seat leon cup

Una pista bellissima, che "ti lascia in bocca il sapore della velocità", solo a prima vista facile perché quelle varianti sono terribilmente complesse da interpretare e da gestire. Un mix di pelo sullo stomaco, un bel pò di strafottenza, per l'auto che tutte le volte che voli sui cordoli la senti scuotersi fino all'anima, ma il giro buono te lo senti in quel mix di allunghi da duecentrotrenta e quelle danze e quei salti tra cordoli che se li fai bene anche la macchina rimane sufficientemente composta. Il segreto è tutto lì e uno stralcio del mio racconto, che troverete sul prossimo numero di EVO, lo racchiude tutto:

Mi avvento verso la staccata della Proserpina a oltre 220 km/h e con le parole di Valentina Albanese che mi ritornano in mente: “stacca violentemente a 100 metri, arrivi a 50 e vedrai la variante, lì, solo in quell’istante, come un rettilineo. Giù tutto e taglia”. Il fatto è che dove dovresti passare ci sono dissuasori in gomma dappertutto, guai a metterci le ruote scarichi, le sospensioni durerebbero pochi giri.

Per il resto la Seat Leon Cup si conferma quella grande macchina da corsa che è. Un tiro notevole del suo motore, i trecentotrenta cavalli si sentono tutti e anche se il caldo, neanche poi eccessivo, del week end siciliano li ha probabilmente un pò imbrigliati, lanciavano bene la vettura lungo i rettilinei di Pergusa, un assetto meraviglioso con un comportamento sempre coerente, mai troppo reattivo, quasi indulgente, una frenata feroce, una delle cose più belle di questa Leon Cup, un motore bello pieno, con una sonorità presente dentro e fuori, il cambio DSG che non mortifica il pacchetto, anzi. Pronto, e veloce con solo qualche accortezza per non far andare il protezione il sistema. Cosa che non ho avuto alla partenza di gara 2. Praticamente a pochi istanti dal via ho spento e riacceso il motore intervendo non sul comando al volante, ma sull'interruttore generale, quello montato sulla consolle alla mia destra. Il risultato? La centralina mi ha dato il controllo della cambiata solo dopo tre curve. Al semaforo verde e per i primi duecento metri ha fatto tutto lei pagando la distrazione ben cinque posizioni, subito, subito.

Questo è un giro durante il secondo turno di qualifica. Davanti a me il vincitore di Gara 2 Antonio D'Amico, ottimo riferimento. Peccato che una bandiera rossa ha rotto il ritmo. Il tempo di qualifica di 1.52.274 e stato abbassato di oltre 1 secondo durante la gara (quarto tempo assoluto).

 

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