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La Rimac Automotive è nata swappando un motore elettrico in una BMW Serie 3 E30

11 dicembre 2017
di Davide Saporiti
Mate Rimac aveva un sogno impossibile. Così si è rimboccato le maniche e... l'ha reso possibile
La Rimac Automotive è nata swappando un motore elettrico in una BMW Serie 3 E30

Talento, umiltà, passione

Come ha cominciato Mate Rimac, fondatore di Rimac Automotive? Con un guanto che fungeva da tastiera e mouse. Aveva diciassette anni. "Al mio professore del liceo piaceva l'idea, per cui mi mandò ad un concorso regionale per l'elettronica e l'innovazione", dice Rimac. Lo vinse. Poi vinse anche i nazionali e gli internazionali. Finito il liceo, oltre al diploma aveva in tasca una certa quantità di brevetti e premi. La cosa della supercar elettrica nacque dalla sua ammirazione per il "connazionale" Nikola Tesla e dalla passione per le automobili: "Sono sempre andato pazzo per le automobili, ma mi sono sempre piaciute anche la tecnologia e l'elettronica e in particolare i motori elettrici".

La Rimac Automotive è nata swappando un motore elettrico in una BMW Serie 3 E30

Umiltà, follia, impegno

Rimac si riferisce alla vettura che ha costruito in un garage. Correva con una BMW Serie 3 E30, fuse il motore e decise di sostituirlo con uno elettrico. "Non avevo davvero idea di cosa stessi facendo, perciò mi sono sporcato le mani e ho imparato". Poi entrò in scena quello che ora è il capo della produzione Rimac e che allora era uno dei tanti ingegneri, Igor Pongrac, uno che aveva un altro garage, ma con riscaldamento e attrezzatura più seria... Cominciarono insieme a costruire componenti migliori e quella E30 diventò fondamentale: "Dimostrò che le vetture elettriche possono anche essere veloci e divertenti, non solo scatolette noiose". E lo dimostrò a tutti alle gare di accelerazione, contro sfiammanti e rumorosi V8. "All'inizio pensavano tutti che scherzassi, ma poi hanno visto di cosa era capace e hanno cominciato a prestare attenzione".

"I miei modelli sono sempre stati Horacio Pagani e Christian von Koenigsegg, so tutto di loro. Ma non volevo disturbarli inutilmente, ho atteso di avere qualcosa da mostrare, poi ho bussato alla loro porta". Rimac cercava, come tanti altri all'inizio, supporto esterno; ma molti non rispondevano nemmeno o chiedevano somme esagerate. "Non c'erano soldi. Il Governo non ci supportava. Nessuno investiva in Croazia. E niente investitori locali". Rimac non aveva nemmeno i soldi per offrire il pranzo ai clienti. Così, si costruì la sua vettura da solo, pezzo per pezzo, mentre sviluppava altri progetti per altre compagnie. Incontrò Adriano Mudri – designer GM – che accettò di disegnare per lui. E si fece crescere la barba per apparire più credibile...

La Rimac Automotive è nata swappando un motore elettrico in una BMW Serie 3 E30

La svolta

Poi, la svolta: dalla Spagna arriva l'incarico di costruire una supercar elettrica da una compagnia del settore ricerca e sviluppo. Rimac sfruttò così la cosa per attirare altri progetti, incarichi sempre più vicini al suo obbiettivo. "Nel 2012 fummo in attivo e potei assumere i primi impiegati". Nel 2014, arrivarono fondi per 10 milioni.

Nel 2016, il sogno diventa realtà: la Rimac Concept One entra in produzione. Solo otto vetture a 1.2 milioni l'una, con motori da 90 kWh, 1000 kW di potenza in accelerazione e 400 kilowatt di assorbimento durante la frenata, accelerazione nello 0-100 pari a 2.5" e velocità massima di oltre 350 km/h. Ora Rimac produce le batterie per auto come la Aston Martin Valkyrie, la Koenigsegg Regera e altre che ora non può nominare.

Nel frattempo, lavora alla prossima, la Concept S, che promette 1365 Cv e velocità di 360 km/h. Si va verso uno stabilimento sei volte più grande dell'attuale e verso un'azienda da 600 dipendenti contro i 250 attuali per la fine del 2019. "Diciamo no al 90% delle proposte che ci arrivano" dice Rimac. Mica male per un sognatore.

La Rimac Automotive è nata swappando un motore elettrico in una BMW Serie 3 E30

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